Consumo di pesce: pochi benefici, molti danni
29 gennaio 2019

Mentre è sempre più diffusa l'informazione sui danni all'organismo dovuti al consumo di carne, molti continuano a invitare il pubblico a un aumento del consumo di pesce, ritenuto, a torto, salubre.

La motivazione principale della sua presunta salubrità sta nell'apporto di acidi grassi essenziali omega-3, di cui si presume sia ricco il grasso di sardine, sgombri, aringhe, pesce spada, salmoni, tonni. E' noto che gli omega-3 sono benefici per lo sviluppo del sistema nervoso, la vista, le capacità cognitive, e soprattutto per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Tuttavia, rimane da dimostrare che tali benefici si ricavino davvero dal consumo di pesce; quel che è certo è che assumendo pesce vi sono reali pericoli per la salute, mentre ricavando gli omega-3 dagli alimenti vegetali (semi di lino e di chia, noci, olio di semi di lino) si possono ottenere benefici effettivi senza alcun effetto dannoso.

I problemi del pesce sono vari: innanzitutto, esso contiene vari grassi di diverso tipo, non soltanto gli omega-3. Tra il 15% e il 30% dei grassi nel pesce è costituito dai dannosi grassi saturi, una percentuale non molto inferiore a quella che si trova nella carne di manzo o di pollo. Il pesce contiene inoltre molto colesterolo: i gamberi e altri crostacei hanno quasi il doppio di colesterolo rispetto al manzo (oltre a contenere ben pochi omega-3).

In generale, il pesce più comunemente consumato è molto meno ricco di omega-3 di quanto si pensi: una ricerca pubblicata nel 2008 sul Journal of the American Dietetic Association (dal titolo "The content of favorable and unfavorable polyunsaturated fatty acids found in commonly eaten fish") ha mostrato che i pesci più venduti sono quelli che contengono meno omega-3.

In aggiunta, la carne degli animali marini è un ricettacolo di inquinanti, specie i tessuti adiposi, proprio quelli in cui si trovano gli omega-3. In sostanza, gli stessi pesci il cui consumo è raccomandato per il loro contenuto in omega-3 sono quelli il cui consumo è sconsigliato per il loro contenuto di inquinanti ambientali...

Tali inquinanti sono definiti "contaminanti organici persistenti e bioaccumulativi (POPs)" poiché persistono nell'ambiente per molti decenni e si accumulano negli organismi animali, uomo incluso. Si tratta di metil-mercurio, diossina e PCB (policlorobifenili, ma anche idrocarburi policiclici aromatici e polialogenati bifenili). Il pesce rappresenta una delle principali fonti di assunzione di tali composti da parte degli esseri umani.

Il nostro organismo non ha alcun sistema per eliminare tali sostanze e non è dunque in grado di contrastare le loro numerose influenze negative, che si esplicitano come aumentato rischio di patologie croniche, come malattie cardio-circolatorie, neoplasie, diabete mellito di tipo 2, in aggiunta ad alterazioni immunitarie e allergie. Per questo il consumo di pesce, in particolare di pesce grasso, è particolarmente sconsigliato per le donne in gravidanza e allattamento e per i bambini. Ma naturalmente è fonte di pericolo per tutti.

Con 2 porzioni al giorno di cibi vegetali ricchi di omega-3 si copre il fabbisogno, in modo molto più sicuro, comodo e razionale, rispetto al consumo quotidiano di alte quantità di pesce.

Una porzione equivale a:

  • 1 cucchiaino di olio di semi di lino da frigo;
  • oppure 3 cucchiaini di semi di lino macinati;
  • oppure 30 g di noci;
  • oppure 15 g di semi di chia macinati.

In definitiva, è importante rendersi conto come sia molto più conveniente l'assunzione di omega-3 dai cibi vegetali: non sono pericolosi, sono molto meno costosi, contengono sostanze benefiche aggiuntive e non sono causa di impatto ambientale elevatissimo, come accade invece per la pesca in mare e l'acquacoltura.

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